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 Fu annessione o conquista?

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MessaggioTitolo: Fu annessione o conquista?   Dom Set 19, 2010 4:48 pm

Tanto per non perdere la memoria. Leggiamo insieme un po' di "Storia Patria":

Il massacro dimenticato di Pontelandolfo
Quando i bersaglieri fucilarono gli innocenti
Massacro di Pontelandolfo, foto d’epoca

Il 14 agosto 1861 per vendicare i loro quaranta morti i soldati sabaudi uccisero 400 inermi. Un eccidio come quello delle Fosse Ardeatine. Il sindaco oggi si batte perché alla città sia riconosciuto lo status di “martire”. E promette: se l’esercito chiede scusa, invitiamo la loro fanfara a suonare come atto di riconciliazione
.

di PAOLO RUMIZ


SIGNOR presidente della Repubblica, signori ministri, autorità incaricate delle celebrazioni del centocinquantenario, questa storia è per voi. Non voltate pagina e ascoltate il racconto di questo soldato, se credete al motto “fratelli d’Italia” e tenete all’onestà della memoria sul 1861, anno uno della Nazione.

“Al mattino del giorno 14 ricevemmo l’ordine di entrare nel paese, fucilare gli abitanti, meno i figli, le donne e gli infermi, e incendiarlo. Subito abbiamo cominciato a fucilare… quanti capitava, indi il soldato saccheggiava, ed infine abbiamo dato l’incendio al paese, di circa 4.500 abitanti. Quale desolazione… non si poteva stare d’intorno per il gran calore; e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti, e chi sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava”. Olocausto firmato dagli Einsatzkommando? No, soldati italiani, al comando di ufficiali italiani. E il villaggio non sta in Etiopia ma in Italia, nel Beneventano. Il suo nome è Pontelandolfo. Massacro a opera dei bersaglieri, data 14 agosto 1861, meno di un anno dopo l’ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli. Pontelandolfo, nome cancellato dai libri perché ricorda che al Sud ci fu guerra, sporca e terribile, e non solo annessione.

Andiamoci dunque, luogotenente Cariolato, per capire cosa accadde; perdiamoci nel labirinto di strade sannitiche già ostiche ai Romani, e saliamo verso quel promontorio di case, in un profumo ubriacante di ginestre e faggete secolari. Penso a un viaggio nella storia e invece mi trovo immerso in un oggi che scotta, davanti a una giunta comunale che aspetta, sindaco in testa. Delegazione agguerrita, di centrosinistra, schierata per avere giustizia. Raccontano, come di cosa appena accaduta. C’è una rivolta, alla falsa notizia che i Borboni sono tornati. Scattano regolamenti di conti con due morti, i briganti scendono dai monti, il prete suona le campane per salutare la restaurazione. Un distaccamento di bersaglieri va a vedere, ma nella notte vengono aggrediti da una banda in un paese vicino e lasciano sul terreno 41 morti. Ci sono buoni motivi per pensare che il responsabile sia un proprietario terriero, impegnato in un subdolo doppio gioco: eccitare le masse per poi invocare la mannaia e rafforzare il suo status. Ma non importa: si manda una spedizione punitiva con l’incarico di “non mostrare misericordia”, e alla fine si contano 400 morti. Morti innocenti perché gli assassini si sono dati alla macchia.

Quattrocento per quaranta. Dieci uccisi per ogni soldato, come alle Fosse Ardeatine. Oggi a Pontelandolfo c’è solo un monumentino con tredici nomi e una lapide in memoria di Concetta Biondi, violentata e uccisa dai soldati. Mancano centinaia di nomi, scritti solo nei registri parrocchiali. Il sindaco: “A marzo siamo stati finalmente riconosciuti come “luogo della memoria”. Ma non ci basta: vogliamo essere “città martire” e che questo nome sia scritto sulla segnaletica. Vogliamo che l’esercito riconosca la sua ferocia. Lo dico al ministro: se i bersaglieri chiedono scusa, noi invitiamo ufficialmente le loro fanfare a suonare in paese come atto di riconciliazione. I nostri e i loro morti vanno ricordati insieme. Io ho giurato sulla fascia tricolore. Voglio dar senso alle celebrazioni, e non lasciare spazio ai rancori anti-unitari”. Renato Rinaldi è un ex ufficiale di marina che si è tuffato in quelle pagine nere. Anche lui ha giurato sul Tricolore e anche a lui pesa il silenzio del Quirinale di fronte a vent’anni di lettere miranti al “ricupero della dignità del paese”. Mi spiega che i bersaglieri erano agli ordini di un generale vicentino – vicentino, sì, come il mio buon Cariolato – di nome Pier Eleonoro Negri. E anche qui c’è silenzio. L’Italia non fa mai i conti col suo passato. Nessuna risposta da Vicenza alla richiesta di dedicare una via a Pontelandolfo o di togliere la lapide celebrativa del generale sterminatore.

Cielo limpido sulle verdissime foreste del Sannio. Perché si parla di Bronte e non di Pontelandolfo? Perché sono rimasti nella memoria gli errori garibaldini e non gli orrori savoiardi? E che cosa si sa della teoria dell’inferiorità razziale dei meridionali – infidi, pigri e riottosi – impostata da un giovane ufficiale medico piemontese di nome Cesare Lombroso, spedito al Sud nel ’61 e seguire la cosiddetta guerra al brigantaggio? Che “fratelli d’Italia” potevano esistere se mezzo Paese era “razza maledetta” dal cranio “anomalo”, condannata all’arretratezza e alla delinquenza? Leggo: “Dio, che cosa abbiamo fatto!”, parole scritte nel ’62 da Garibaldi in merito allo stato del Sud. Lettera alla vedova Cairoli, che per fare l’Italia – un’altra Italia – gli ha dato la vita di tre figli e del marito. Non si parla dei vinti. E senza i vinti le celebrazioni sono ipocrisia. Che fine ha fatto per esempio Josè Borjes, il generale di cui mi ha parlato Andrea Camilleri? Parlo dell’uomo che sempre nel ’61, quasi da solo, tentò di sollevare le Sicilie contro i Savoia. Perché non si dice nulla della sua epopea e del mistero della sua morte? Perché non si riconosce il valore di questo Rolando che galoppa verso una fatale Roncisvalle dopo essere sbarcato con soli dodici uomini in Calabria, alla disperata, sulla costa crudele dei fallimenti, la stessa di Murat, dei Fratelli Bandiera, di Pisacane, dei curdi disperati, dei monaci in fuga dagli scismi bizantini?

Ed ecco, in una sera straziante color indaco, arrivare come da un fonografo lontano la voce di Sergio Tau, scrittore e regista che ha dedicato anni alla storia del generale catalano. “All’inizio degli anni Sessanta feci un film sul brigantaggio post-unitario. Volevo fare qualcosa di simile a un western, ma la pellicola non fu mai trasmessa. Allora era ancora impossibile parlarne. Ora vedo che la storia di Borjes può tornare fuori… Filmicamente è grandiosa, con la sua traversata invernale dell’Appennino”. Ne terrà conto qualcuno? Borjes punta sullo Stato pontificio, ma a Tagliacozzo viene “venduto” da una guida traditrice ai bersaglieri, che lo fucilano insieme ai suoi. “Conservate quel corpo, potrete passarlo ai Borboni”, dice un misterioso francese e venti giorni dopo la salma è consegnata alla guardia papalina, scende via Tivoli fino al Tevere e al funerale nella chiesa del Gesù a Roma. Poi c’è una messa per l’anima sua a Barcellona, ma del corpo più nessuna traccia. Resta un suo diario, stranamente in francese, lingua che lui non conosceva. L’ha davvero scritto lui o l’hanno scritto i “servizi” di allora, per occultare la repressione in atto? Il giallo di una vita vissuta anch’essa, bene o male, alla garibaldina.

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MessaggioTitolo: Re: Fu annessione o conquista?   Mar Set 21, 2010 12:52 pm

Grazie per questa bella, profonda lezione di storia.

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MessaggioTitolo: Re: Fu annessione o conquista?   Mar Set 21, 2010 1:29 pm

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MessaggioTitolo: Re: Fu annessione o conquista?   Gio Set 23, 2010 10:59 am


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MessaggioTitolo: Re: Fu annessione o conquista?   Sab Gen 08, 2011 7:19 pm



IN RICORRENZA DEL 150° ANNIVERSARIO DELL' UNITA' D'ITALIA.
(Ai Sigg. componenti il Comitato per i festeggiamenti)

In questi giorni di appassionata esaltazione per la fausta ricorrenza, il Sig. Presidente della Repubblica bene fa ad andare in giro per le città che contano, per i luoghi che ricordano le lotte per l'unità.
Bene ha fatto a recarsi a Reggio Emilia, città che per prima ha avuto il Tricolore.
Bene ha fatto a visitare le altre città dell'Emilia, degne di essere annoverate tra quelle che hanno contribuito all'unità.
Ma . . . . .! Ma!!! Signori del Comitato, voi ignorate la storia. Voi volutamente avete ignorato e continuate ad ignorare la Storia d'Italia.
Vi sembra giusto che in un momento storico come quello che stiamo vivendo (parlo della ricorrenza del 150° dell'unità d'Italia, ovviamente) voi ignoriate che il nome Italia, alla Patria nostra, le è stato dato dalla Regione che oggi si chiama Calabria?
Così era chiamata l'attuale Calabria, nel VI secolo A.C.
Calabria, invece, era chiamata l'attuale Puglia.
Vi c hiedo: non sarebbe stato opportuno invitare, non dico fare svolgere una qualsiasi manifestazione in loco, almeno il Presidente della Regione Calabria, ad una delle tante cerimonie per l'apertura della ricorrenza?
E, già. Pino Aprile, come sottotitolo al suo "Terroni": quello che è stato fatto perchè gli italiani del sud diventassero meridionali". C'era da aspettarselo. Non avevamo dubbi.
Grazie di vero cuore.
Ma grazie, anche a quegli Onorevoli (?!) calabresi che non hanno voce e che comunque non la fanno sentire e soggiacciono alle angherie ed ai soprusi dei loro colleghi. Grazie.
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MessaggioTitolo: Re: Fu annessione o conquista?   Sab Gen 15, 2011 6:56 pm

grazie a te per questo post!

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MessaggioTitolo: Re: Fu annessione o conquista?   Dom Gen 16, 2011 7:44 pm

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MessaggioTitolo: Re: Fu annessione o conquista?   Lun Gen 24, 2011 7:22 pm



Ammesso che l'Unità d'Italia sia stata un "lieto evento", il dibattito sull'argomento sarebbe meno insipido se si sapesse: (Tratto dal Corriere del Mezzogiorno del 22.08.2009)

1) "Lo scopo è chiaro: Non è suscettibile di discussione. Imporre l'unità alla parte più corrotta e più debole dell'Italia. Sui mezzi non vi è pure gran dubiezza: la forza morale e se questa non basta, la fisica". (Lettera di Cavour a Vittorio Emanuele II del 14.12.1860).

2) "Ora che la fusione delle varie parti della penisola è compiuta mi lascerei ammazzare dieci volte prima di consentire a che si sciogliesse. Ma anzicchè lasciare ammazzare me, proverei ad ammazzare gli altri . . . . non si perda tempo a far prigionieri". (Lettera di Cavour a Vittorio Emanuele II del 14.12.1860).

3) " Tutti generalmente di origine pessima e per lo più ladra; e, tranne poche eccezioni, con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto". (Giuseppe Garibaldi sui suoi "Mille" nel discorso che tenne al Parlamento di Torino il 02.12.1861).

4) "Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene, siatene certo, questo personaggio non è affatto docile, nè così onesto come si dipinge e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui (Napoli e Mezzogiorno), ad esempio l'infame furto di tutto il danaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui che s'è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli ed ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa". (Lettera di Vittorio Emanuele II a Cavour del 1861).

5) "Potete chiamarli briganti, ma combattono sotto la loro bandiera nazionale; potete chiamarli briganti, ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E' possibile, come il governo vuol far credere, che 1.500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa ad un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente distrutta e non dai briganti". (Da un discorso che il deputato Giuseppe Ferrari, liberale, lesse al Parlamento di Torino nel novembre 1863. La città che egli vide distrutta è Pontelandolfo, che fu rasa al suolo dal regio esercito il 13 agosto 1861).

6) "Al sud del Tronto abbiamo sessanta battaglioni e sembra non bastino . . . . Deve esserci stato qualche errore; e bisogna cangiare atti e principii e sapere dai Napoletani, una volta per tutte, se ci vogliono o no . . . . Agli italiani che, rimanendo italiani, non volessero unirsi a noi, credo non abbiamo il diritto di dare delle archibugiate". (Massimo D'Azeglio, Ottobre 1861).

7) "Desidero sapere in base a quale principio discutiamo sulle condizioni della Polonia e non ci è permesso discutere su quelle del Meridione italiano. E' vero che in un paese gli insorti sono chiamati briganti e nell'altro patrioti, ma non ho appreso in questo dibattito alcun'altra differenza tra i due movimenti". (Da un discorso di Benjamin Disraeli alla Camera dei Comuni di Londra nel febbraio 1863).

8) "Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell'Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio". (Giuseppe Garibaldi all'amica Adelaide Cairoli in una lettera del 1868).

9) "L'Unità d'Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L'unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari alle provincie settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali". (Lettera di Giustino Fortunato a Pasquale Villari del 02.09.1899).

10) "Se dall' unità d'Italia il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata". (Gaetano Salvemini, 1900).

11) "Si, è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio e ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale". (Luigi Einaudi, in "Il Buon governo, 1909).

12) "Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti". (Antonio Gramsci, da "Ordine Nuovo", 1920).

Riflettete, gente. Riflettete cos'è stata veramente la tanta decantata Unità d'Italia.
E, Bossi e compagni . . . . . ?! ?! ?!


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MessaggioTitolo: Re: Fu annessione o conquista?   Lun Feb 07, 2011 1:55 pm


Continuo imperterrito a far conoscere la "vera storia" dell'unità d'Italia, chiedendo il soccorso di questi e di quegli:

13/07/07
“Maledetti Savoia” di Lorenzo Del Boca
«Dov’è l’Italia?», si chiede Lorenzo Del Boca nell’ultimo capitolo del suo libro. E la risposta che si dà è: «Chi cerca l’Italia non la trova, forse perché non esiste».
Esistono tanti italiani, con le loro accentuate differenze di tradizioni socio-culturali, di differenze linguistiche e dialettali, di differenze comportamentali. L’Unità d’Italia ancora non esiste e forse non esisterà mai.
«L’Unità d’Italia – scrive Del Boca – è stato uno slogan con cui la mitologia del Risorgimento ha giustificato un capitolo di storia del tricolore». A partire dal 1860, l’Italia non piemontese non è stata liberata, ma conquistata. Le regioni meridionali non sono state unite nell’unica Italia, ma annesse. L’Italia del Sud e la sua gente sono state maltrattate, anche in modo volgare. Per infangare l’immagine di Francesco II, cacciato dal suo Regno delle due Sicilie, i servizi segreti piemontesi misero in giro una serie di fotomontaggi di sua moglie, la regina Maria Sofia, in atteggiamenti pornografici.
I malanni dell’Italia di oggi sono figli di quella di ieri. La storia ufficiale ha nascosto truffe, imbrogli, bugie, mistificazioni. L’Italia dell’Ottocento è ricca di politici corrotti, di ufficiali mestatori, di traffichini di regime, di burocrati inefficienti, di magistrati senza giustizia.
Ma sono ormai molti gli studiosi che cominciano a rileggere la storia con più attenzione e con uno sguardo più critico.
E’ ormai accertato che l’incontro di Teano fra Garibaldi e Vittorio Emanuele II è un falso storico. In realtà l’incontro è avvenuto a Vairano. E la scena fu goffa ed impacciata. Niente a che fare con l’affresco che il pittore Pietro Aldi disegnò sulla parete del municipio di Siena, a cominciare dall’iconografia dei due personaggi, che sono stati idealizzati come tutti i fatti del Risorgimento.
Vittorio Emanuele II era un poco di buono. Usava il lucido delle scarpe per annerirsi i pochi capelli che gli rimanevano. Vittorio Emanuele considerava la cultura una perdita di tempo; i libri lo innervosivano. Era un campione delle scappatelle; approfittando della sua posizione si faceva tutte le ragazzotte che gli capitavano a tiro. Consumava ingenti somme per cavalli, cani e favorite (più o meno puttane). I soldi non gli bastavano mai. E Vittorio Emanuele pagava con i soldi degli italiani, spremuti con tante tasse.
Vittorio Emanuele II diventò re d‘Italia quasi per caso, usato per loro comodo da altri veri regnanti.
Massimo d’Azeglio, nel suo diario, ipotizza addirittura che Vittorio Emanuele non fosse nemmeno lui, perché quello vero sarebbe morto in un incendio provocato dalla nutrice, e segretamente sostituito con il figlio di un macellaio di Porta Romana a Firenze.
E Garibaldi, chi era? «Un babbeo», secondo Maxime du Camp, uno scrittore francese che aveva vestito la camicia rossa. «Una canna al vento», secondo Giuseppe Mazzini. «Rozzo e incolto», secondo Denis Mack Smith. «Un onesto pasticcione», secondo Indro Montanelli. Tracagnotto e con le gambe corte. Amava l’odore della polvere da sparo e il profumo dei capelli delle signorine; passava indifferentemente dal clangore delle battaglie alle fatiche fra le lenzuola. Gli vengono attribuiti una dozzina di figli fra legali, mezzi legali e illegittimi.
La spedizione dei Mille in realtà, forse, fu solo una farsa. Non ci sarebbe stata la conquista del regno delle due Sicilie se non si fossero unite le convenienze degli inglesi e della mafia meridionale, che finanziarono ed appoggiarono l’impresa. I loro interessi non erano più compatibili con la monarchia dei Borboni. Ammiragli, capitani, generali dell’esercito borbonico furono comprati a peso doro; scapparono anziché difendere ed attaccare. I 100.000 soldati dell’esercito borbonico, se avessero voluto, avrebbero potuto fare a pezzi i mille garibaldini.
Altra farsa fu quella del plebiscito del 21 ottobre 1860, con il quale i meridionali del Regno delle Due Sicilie avrebbero votato l’annessione al Piemonte. Non ci si preoccupò nemmeno di dare una parvenza di consultazione democratica.
Le promesse di Garibaldi e dei piemontesi rimasero solo parole vuote. Le terre non vennero distribuite ai contadini. Le tasse non diminuirono, anzi ne vennero istituite delle nuove. I nuovi padroni non si preoccuparono nemmeno di nascondere gli atteggiamenti, il disprezzo, la supponenza propria degli invasori. I ricchi rimasero ricchi e i poveri divennero più poveri.
E i meridionali cercarono di difendersi. Si nascosero nei boschi e usarono le armi. Non potevano ricevere bastonate ed esseri contenti. Fu una reazione popolare, che durò parecchi anni. I meridionali divennero tutti “briganti”.
Ma il nuovo Stato, straniero per la maggioranza dei meridionali, usò le maniere forti. Fu una mattanza ed un massacro. Quasi un milione di italiani del Sud, considerati tutti briganti, furono ammazzati.
Il libro di Del Boca affronta tanti altri argomenti, dei quali cito solo i titoli: la mafia in campo, un parlamento da operetta, Sicilia senza pace, ferrovie: un affare milionario, Regie Tabaccherie in fumo, il crack della Banca Romana.
“Maledetti Savoia”, che porta il sottotitolo “Il vero Risorgimento non è quello che ci hanno insegnato a scuola”, è un libro che dovrebbe essere letto da tutti. Per conoscere la verità.


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MessaggioTitolo: Re: Fu annessione o conquista?   Lun Feb 07, 2011 3:48 pm


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