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 SIBILLA ALERAMO

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MessaggioTitolo: SIBILLA ALERAMO   SIBILLA ALERAMO 16gd9bkDom Ott 12, 2008 11:24 pm

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Mi portò a casa un grosso fascicolo di carta bianca, che guardai sentendo il rossore salirmi alla fronte. Fino a quel punto poteva giungere l’incoscienza ? Ma qualche giorno dopo, mentre il bambino era dalle mie sorelle nel tiepido pomeriggio autunnale, io mi trovai colla penna sospesa in cima alla prima pagina del quaderno. Oh dire, dire a qualcuno il mio dolore, la mia miseria ; dirlo a me stessa, anzi, solo a me stessa, in una forma nuova, decisa, che mi rivelasse qualche angolo ancora oscuro del mio destino ! E scrissi, per un’ora, per due, non so. Le parole fluivano, gravi, quasi solenni : si delineava il mio momento psicologico ; chiedevo al dolore se poteva divenire fecondo ; affermavo di ascoltare strani fermenti del mio intelletto come un presagio di una lontana fioritura...
(Sibilla Aleramo, Una donna)


Definire intensa la vita di Rina Faccio, in arte Sibilla Aleramo, e’ riduttivo.

Rina nasce il 14 agosto del 1876 ad Alessandria, ma trascorre la sua adolescenza a Porto Civitanova Marche.

L'adolescenza della giovane Rina fu tutt'altro che felice: il matrimonio dei genitori fu un fallimento e la madre, psichicamente instabile.

La madre rappresenta infatti ciò che lei non vuole essere, ma che purtroppo è destinata a diventare se non interrompe la strada che tutte le donne sono destinate a seguire: "Perchè nella maternità adoriamo il sacrifizio? Donde è scesa in noi questa inumana idea dell’immolazione materna? Di madre in figlia, da secoli, si tramanda il servaggio. E’ una mostruosa catena. [...] Se una buona volta la fatale catena si spezzasse, e una madre non sopprimesse in sé la donna e un figlio apprendesse dalla vita di lei un esempio di dignità? ".Come scrisse piu’ tardi sulla sua autobiografia “una donna”.
Rina reagisce con un atteggiamento anticonformistico, e già a 16 anni comincia a lavorare come bibliotecaria nella fabbrica del padre.
Ma proprio a quell'età, è violentata e costretta ad un matrimonio riparatore con un dipendente della fabbrica del padre, di cui era rimasta incinta, gravidanza che non portò a termine per un aborto spontaneo. Prigioniera di un matrimonio non voluto, e di un marito manesco e violento, cerca una via di fuga in una nuova gravidanza, che porta alla nascita del figlio Walter.
Ma la nascita del bambino non migliora le cose e Rina tenta di avvelenarsi.
Trasferitasi a Milano nel 1899 le viene offerta la direzione della rivista Italia femminile.
Comincia a comprendere la madre quando questa tenta il suicidio, prova per lei un senso di compassione e si accorge che le sono precluse certe cose che sarebbe istintivamente portata a fare, come partecipare assieme agli uomini ad un discorso politico: "E poichè quando il discorso cadeva sulla politica io partecipavo alla discussione sentendo cadere un po’ la mia timidezza... mi sentivo guardata dai più con una specie di diffidenza malcelata, nel ricordo dell’eccentricità di quand’ero ragazzina".
Desiderava di separarsi, ma la violenza del marito la costringe a rimanere.
La vita di Rina andrebbe ricalcando le stesse orme della madre, imprigionata in un matrimonio senza amore che potrebbe finire, come per la madre, nella follia. Solo nel 1901, ha la forza di interrompere questa catena, rivoltandosi contro l’umiliazione femminile e arrivando alla sofferta decisione di abbandonare il figlio, condizione imposta per la separazione, pur di difendere la sua libertà e i suoi diritti di donna .
Il suo allontanamento dal figlio (che rivide solo dopo trent’anni, nonostante avesse a lungo lottato per ottenerne la custodia) fu una decisione molto sofferta, di cui sono testimonianza le pagine di Una donna uno dei primi libri femministi apparsi in Italia, che era testimonianza sulla sua pelle della condizione femminile dell’epoca, pubblicato nel 1906. Con questo romanzo fortemente autobiografico nasce Sibilla Aleramo.

Inizia a Roma la ricostruzione della sua vita, dedicandosi appassionatamente ad un’intensa produzione letteraria, in poesia ed in prosa, e alle Scuole dell’Agro Romano per gli analfabeti, fondate insieme a Giovanni Cena, approdando all’antifascismo e al comunismo.

Rina scrive: L’amore fu la ragione della mia esistenza e quella del mondo …è molto bella, di intelligenza vivace, spregiudicata, viva e molto molto amata dagli uomini… fondamentale nella sua vita è l’amore e forse l’amore dell’amore: tutte le sue storie, con Cena, Papini, Cardarelli, Boccioni, Cascella, Boine, Campana, Quasimodo, Matacotta, sono passionali, intense e piene di sentimento.

Ma la passione lacerante, quella che la rendera’ cieca per amore, dal 1916 al 1918 , è la tormentata, intesa, dolorosa e cruenta storia d’amore con il giovane poeta, allora sconosciuto, Dino Campana.


Lei seppur quarantenne è ancora bellissima: bionda, con un ciuffo di capelli bianchi ben nascosto dal cappello che spesso portava, lui trentunenne artista “maledetto”.

Dino è un uomo difficile, scontroso, anticonformista, ma poeta splendido e disperato. La difficile condizione di “incomunicabilita’ sociale” in cui Dino vive, l’incomprensione da parte della famiglia, forse una degenerazione neurologica della sifilide, porteranno Dino a morire in manicomio.

Quando conosce Dino, Sibilla, è considerata la donna più bella d’Italia.
La prima volta che le scrive, attratto dalla donna e lusingato dal fatto che una scrittrice famosa s’interessi a lui, un solitario, considerato “il matto del paese”, e che fino ad allora non aveva avuto nessun amore:


Dino le scrive:
Non mi parli del suo impegno sociale, non mi racconti del socialismo. Mi interessa lei. La passione e niente altro, tutto il resto è fuori, tutto il resto viene dopno, non importa quando. Vogliamo intanto vederci per un giorno a Marradi ? Se non v’annoia troppo, se non siete troppo lontano. Io potrei venire, mettiamo, mercoledì o giovedì, col primo treno (8,55) e voi dirmi dove m’aspettereste. Credo che ci si riconoscerebbe facilmente. Mi racconterete a voce quali altri tic bisogna perdonarvi, oltre a quelli che bisogna ignorare...

Incuriosita, affascinata, intrigata dalla personalita’ complessa che trapela già dalle prime lettere di lui, Rina raggiunge Dino a Marradi, luogo di nascita di Campana.
La scintilla scocca all’istante e immediata è tra loro anche la passione fisica.

Fra la fitta corrispondenza, i silenzi e le gelosie rispetto al passato che lei non gli nasconde, la bellezza di Rina, gli allontanamenti ora dell’uno ora dell’altro, le liti, le riappacificazioni, le botte, gli sputi di Dino, il peggioramento dei disturbi nervosi, le suppliche di entrambi per una riconciliazione, gli arresti di Dino continuamente scambiato per un tedesco, Sibilla e’ costretta a troncare la relazione con Campana romantico, fragile, ma anche violento e instabile (sono scritti nello stesso giorno: Cara signora, spero che lei abbia capito che tra noi è finita e poi Amore mio, mi manchi, ti prego, vieni da me), pervaso da una carica autodistruttiva alla quale lei, ansiosa di vivere e di amare non volle mai piegarsi fino all’ultimo.
Amo dunque sono –( Sibilla Aleramo)



Fu davanti al cancello del manicomio dove venne internato Dino sino alla morte a 47 anni, che terminò definitivamente quel doloroso viaggio chiamato amore:



Dalle lettere tra i due:

Scrive Rina:

L’ho riveduto così, dopo nove mesi, attraverso una doppia grata a maglia. Non ero mai entrata in una prigione. E’ stato un colloquio di mezz’ora, i carcerieri avevan quasi l’aria di patire sentendo lui singhiozzare e vedendo me irrigidita.






Scrive Dino :


Mi lasci qua nelle mani dei cani senza una parola e sai quanto ti sarei grato. Altre parole non trovo. Non ho più lagrime. Perché togliermi anche l’illusione che una volta tu mi abbia amato è l’ultimo male che mi puoi fare.




Sibilla Aleramo gli sopravvive a lungo, continuando a scrivere e ad amare fino alla fine dei suoi giorni. Il suo ultimo grande amore è il poeta, allora sconosciuto, Franco Matacotta, lei sessantenne, lui ventenne ; la storia della loro relazione conflusce nelle pagine del diario 1940-1944, dal quale emergono tutte le tensioni derivanti da questo rapporto complesso e difficile, in disparità anagrafica e differenza intellettuale, che pure dura dieci anni.

Gli ultimi anni della sua vita Sibilla li trascorre lottando contro la povertà e la depressione, ma indomita continua a viaggiare, ad incontrare amici e a scrivere il suo “Diario”. Muore a Roma il 13 gennaio 1960.
Una donna che amava l’amore


Una donna che amava la vita

Una donna che ha bevuto fino all’ultimo sorso tutta la vita che le rimaneva.


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MessaggioTitolo: Re: SIBILLA ALERAMO   SIBILLA ALERAMO 16gd9bkLun Ott 13, 2008 11:44 am

Ho visto dei film sia su Sibilla Aleramo, sia sulla storia d'amore con Dino Campana. Affascinanti personaggi, lei grande donna.

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MessaggioTitolo: Re: SIBILLA ALERAMO   SIBILLA ALERAMO 16gd9bkLun Ott 13, 2008 2:16 pm

INFATTI LEGGENDO LA STORIA MI HA COLPITO SIBILLA ALERAMO 577724

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MessaggioTitolo: Re: SIBILLA ALERAMO   SIBILLA ALERAMO 16gd9bk

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