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 l'incantesimo stefano zecchi

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MessaggioTitolo: l'incantesimo stefano zecchi   l'incantesimo stefano zecchi 16gd9bkDom Apr 27, 2008 4:43 pm

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L'INCANTESIMO

Stefano Zecchi




" Anche la sensualità ha una sua stravaganza: per avvolgerci di tutto il suo calore, le è sufficiente la semplicità della tenerezza. Gesti d'amore spontanei e infantili con cui la passione conserva la sua raffinatezza; sempre gli stessi gesti come cento, mille anni fa, per donarci all'amore senza paura, inconsapevoli della vergogna, innocenti di fronte ai precetti morali. Il mondo sparisce; non rimane nulla se non la bellezza e la complicità di due corpi che si cercano, liberi ormai dall'oppressione della volontà, ostinata avversaria al fluire della vita. Il sesso non è che un contatto, il più profondo; non è che conoscenza, la più intima; e stringe almeno per qualche lungo momento un'alleanza sicura contro le divisioni della terra. E poi ci lascerà la giovinezza, non quella anagrafica, ma quella che vive della fantasia e del piacere che sa rinnovarsi. Tante volte abbiamo desiderato di liberarci dalla solitudine. Pensiamo sia sufficiente volerlo; è così che ci mescoliamo tra la gente e non rinunciamo alle occasioni d'incontro. Ma la volontà non serve a nulla, e ci illude sulle nostre capacità. Bisogna essere disposti ad attendere: poi, all'improvviso, accade qualcosa; dobbiamo saperlo riconoscere come ciò che aspettavamo da tempo e che ora siamo pronti ad accogliere. La solitudine più malinconica, il vuoto più angosciante svaniranno semplicemente con una carezza, con un sorriso."


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"La vita può cambiare completamente da un giorno all’altro? E come dobbiamo disporci di fronte al cambiamento: resistendo o assecondandolo?


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Ultima modifica di Admin meryan il Dom Apr 27, 2008 4:54 pm, modificato 2 volte
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MessaggioTitolo: Re: l'incantesimo stefano zecchi   l'incantesimo stefano zecchi 16gd9bkDom Apr 27, 2008 4:45 pm

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Il matrimoni sembrava una promessa d’eternità a cui però mancava la poesia, il senso mitico, il fascino dell’infinito che possiede invece la parola «eternità». Insomma, un flirt con la grandezza misteriosa della vita che si risolve in una misera cosa carica di compromessi.

D’altra parte, le brevi relazioni hanno importanza? Forse, qualche volta: ma raramente. Ci attraversano come l’acqua che scorre senza lasciare traccia.

Quello che conta dura negli anni e ha un incessante, lento sviluppo. Importante è ciò che resta con noi tutta la vita. Però anche la continuità può presentarsi in modo diverso da come siamo soliti immaginarla: talvolta ci raccogliamo in noi, pensiamo, riflettiamo, tentiamo un bilancio delle nostre esperienze e ci accorgiamo che non solo è giusto cambiare idea, ma che il cambiamento è un’avventura dell’anima che ci mantiene onesti e giovani. E, allora, possono anche variare le persone con cui abbiamo stretto un legame, e possono trasformarsi i giudizi con cui valutiamo le stesse situazioni che da tempo si ripetono: ciò che continua e non muta durante il corso della vita è la fedeltà al senso dell’amicizia, dell’amore, della libertà, della giustizia.

Quale era, allora, il vero segreto del matrimonio? Credere nella continuità, affidandosi alla lenta e metodica azione dell’abitudine che fonde giorno dopo giorno due esistenze diverse? Oppure assecondare il proprio desiderio di lasciarsi aperti al cambiamento e accoglierne le trasformazioni, rimanendo fedeli soltanto al proprio ideale di amore e di autenticità della vita, anche se differenti sono le persone che ci accompagnano lungo il nostro cammino?

A quel tempo il segreto non si svelava, e io non sapevo decidere. Oggi vivo con disinvoltura il disordine della mia vita sentimentale e non mi pongo più il problema, perché, ancora, non saprei risolverlo.

In quella lontana primavera, quando c’era una festa di matrimonio quasi ogni settimana, vedevo che alcuni miei amici si sposavano senza rendersi conto di cosa a cui andavano incontro: io adoravo la loro leggerezza e la invidiavo davvero molto. Altri, invece, con grande devozione sentivano quell’occasione come l’avvenimento fondamentale della loro vita: ero diffidente verso questa cieca fiducia nel futuro e non riuscivo a credere loro, ma invidiavo quella forma di convinzione.

Io non mi ero mai trovato né nell’uno né nell’altra situazione, e d’altra parte il passare del tempo non facilitava nessuna mia decisione, perché constatavo che esiste comunque un uomo «spiritualmente» sposato, lo sia o meno nella realtà: è un tipo particolare di «conservatore», anche generoso e altruista, che cerca però di mantenere ogni cosa nell’ordine in cui è per lavorare in pace e tirare avanti. Non mi piaceva, non aveva stile.

La vita può cambiare da un momento all’altro: era questo il mio splendido miraggio che, istintivamente, proteggevo dalle minacce della realtà.

Intanto, per quel lungo momento, partecipavo alle feste di matrimonio degli altri. Naturalmente erano pensate come qualcosa fuori dal comune e organizzate per celebrare un avvenimento irripetibile e favoloso. Però, forse per esorcizzare il salto verso il futuro, la festa esibiva sempre una identica ritualità, e sempre uguale doveva essere il nostro atteggiamento: ordinati in fila, come se fossimo là ad attendere il nostro turno, eravamo invitati ad assistere alla spericolata e allegra capriola del destino di colui che era stato designato.

La festa doveva svolgersi rigorosamente in chiesa: era prevalso lo spirito di corpo, e infatti anche chi aveva manifestato qualche renitenza alla fine aveva dovuto convenire che era più dignitoso trovarsi al cospetto di un ministro di Dio che di un funzionario dello Stato italiano. "

[…]

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